giovedì 22 ottobre 2009

Sono due: uno ascolta, l’altro parla.
Sono due: uno parla, l’altro ascolta.
Chi è l’altro? Qualcuno che non è quello che il primo crede, qualcuno che è lì per caso.
Chi è l’altro dei due?

Se ogni posto è uguale ogni posto è uguale. Ho una rabbia infinita dentro, così infinita che non so più cos’è. Non sono arrabbiata. Ho la rabbia di qualcun altro dentro. Ho una rabbia infinita e non so più cos’è. Che più poi è anche sbagliato perché non l’ho mai saputo cos’è. E’ infinita e si espande come la notte, come la borsa di Mary Poppins che ci sta dentro anche quello che non ci sta. È l’insalata nel frigo coi bordi rossi e poi un po’ neri, moscia come la pelle del daino morto che usi per la macchina.
Tu che leggi tu che scrivi tu che non sei tornata analfabeta, a un certo punto ho smesso di sapere tutto e non so fare niente.
Non è vero?
Tu, quelli come te, tu parli di dentro e dentro non lo sai come è. Dentro è un luogo infinito e io ho una rabbia infinita, sconforto senza abisso che anche se siamo infiniti dentro mi sembra di essere una tazza da svuotare ogni volta che è piena. Una tazza come un cesso da svuotare con le mani senza sciacquone rassicurante.
Mi guardi e non ti ricordi di me ma io mi ricordo benissimo di te. So chi sei.
Io non ce l’ho l’abisso dentro non sono profonda. Infinita sì ma non profonda: sono profonda come una tazza da tè al massimo. A svuotare quella non si inonda nulla.
La rabbia infinita è la rabbia di qualcuno altro ma non perché è infinita io c’ho quella di qualcuno altro e non la mia perché gli ostacoli mi fermano a me, un po’ come quando si prende il treno: il treno va, non sono io che lo guido, ormai va e io vado come un treno non guidato da me ma gli ostacoli li supero, ecco non li affronto, li supero, li guardo poi da lontano alle spalle, quelle loro non le mie, li guardo alle spalle e non li ho affrontati, non so nemmeno come si chiamano e che dolore mi hanno dato e cosa ho imparato. Io sono su un treno e sto ferma, il treno viaggia e io sto ferma e così ogni posto è uguale a un altro perché io sto ferma e non vado da nessuna parte.
Lo so tu mi guardi non sai di cosa sto parlando cioè lo sai ma mi credi un’idiota, sei sicuro che io sia un’idiota che ha tempo da perdere a fare questi discorsi e invece ha solo paura non è questo? Questo solo perché ti conosco altrimenti saprei io cosa dirti.
Ho solo paura, paura infinita come la rabbia ma questa è mia, non di qualcuno altro, io sono fatta di paura, tu lo sai, sei tu che mi fai paura, va bene, cambiamo argomento.

Il fioraio all’angolo ha delle deliziose roselline gialle con sfumature rosa così delicate e piccoli girasoli allevati in vaso non credi che sia impossibile forse sono di plastica non li ho mica toccati sarebbero un regalo perfetto e un chilo di pane stamattina mi è costato più di ieri te lo immagini se aumenta tutte le mattine finiremo per non poter più comprare il pane c’era quel telefilm una volta dove c’era uno che viaggiava nel tempo in una cabina telefonica rossa di quelle inglesi era una specie di scienziato e aveva i capelli ricci tanti capelli finiva sempre per salvare qualcuno da morte certa mi piaceva tanto e non ricordo il titolo la vita non dura che un istante bisognerebbe passarla a fare quello che ci piace ma cosa mi piace ci penso e ci penso notti mattine pomeriggi interi cosa mi piace mi piace il gelato mi piace il mio vicino di casa mi piace lavorare in una libreria mi piace viaggiare mi piace leggere mi piacciono gli orecchini lunghi mi piacciono i capelli rossi mi piacciono i cani lupo mi piacciono gli studi filosofici mi piace prendere l’autobus mi piace viaggiare in macchina mi piace l’acqua mi piace il cioccolato mi piace niente di importante mi piace niente di cui non si possa fare a meno tutto quello che mi piace è sostituibile è il peccato dei nostri tempi dirai tu tutto sostituibile è così che un posto è uguale a un altro sebbene cambi il panorama non c’è niente che lasci un vuoto dentro di me ma che sarà mai?
Sarà che ho un problema con quello che sento cioè che non sento bene che non capisco sarà che è tutta paura tutta paura e basta questo è quello che pensi tu è tutta colpa della memoria troppa memoria che poi non mi ricordo niente deve essere per questo che la memoria continua a starmi dentro e occupare spazio più di quello che credo così sembra che lo occupi tutto anche se non è possibile perché è infinito troppa memoria che non serve più anche quella dimenticata è inutile ricordarla e invece ha messo radici proprio per questo il mio più grande peccato è l’ostinazione con cui non mi libero di quello che non ricordo e conservo come memoria conservo finché non ricordo mi dico ma non ricordo mai e continuo a conservare e non serve a nulla la memoria va spazzata via e quell’altro telefilm te lo ricordi quello dell’uomo venuto dallo spazio che sembra proprio uno qualsiasi e divide l’appartamento con quella ragazza e conosce tutto per la prima volta e poi parla con qualcuno che non si vede mai e ha una voce lontana e scura. E si stupisce di tutto continuamente.
È proprio un cretino.
Ti stupisci mai? Rimani mai stupito? O anche solo un po’ sorpreso meravigliato incantato? Cosa non dimenticherò dei posti che ho visitato cibo in quantità industriali a poco prezzo grassi salse camerieri troppo gentili negozi che vendono solo alcol aperti 24 ore su 24 alcol e dolci supermercati con cassiere colleriche che ordinano il verso dei carrelli francobolli alla macchinetta automatica biglietti alla macchinetta automatica fornai self-service palazzi bianchi di 25 piani in mezzo a boschi palazzi fatti a ferro di cavallo e a semicerchio stazioni della metropolitana stazioni del treno tram autobus alberi alberi alberi parchi pioggia nuvole vento vento vento caldo umido lavatrice che balla salame che si dice salami i vetri di bottiglia che scricchiolano sotto le scarpe per la strada il guazzabuglio di stili i cantieri sempre aperti i buchi trai palazzi le biciclette padrone della strada i semafori tropo veloci il dolce far niente tutti i giorni la gente che non lavora gli ubriachi la donna ubriaca che ha suonato il campanello cinque volte urlando i fuochi d’artificio all’improvviso nella notte i canali la gente stesa sui prati l’enorme soldato russo con la svastica sotto i piedi il non riuscire a fermarmi e godermi un minuto un enorme Mao gli autobus turistici gli scavi dietro il muro i manifesti attaccati gli uni sugli altri il caffé caffé caffé il the alla menta la tisana al finocchio l’acqua del rubinetto il futon a una piazza e mezzo il terrazzo e gli alberi la signora che tutte le sere fa la maglia nell’appartamento di fronte le parabole dei turchi le parabole grandi come terrazzi che acchiappano qualsiasi cosa passi nello spazio. Segnali segnali di fumo segnali audio video segnali di tutti i tipi anche quelli stellari entrano dentro le televisioni ed esplodono lo sai che gli alieni potrebbero farci esplodere tutti lanciando contemporaneamente segnali a tutte le antenne paraboliche del mondo? Le antenne diventerebbero canali di un’energia centomila milioni di volte più potente di quella nucleare e tutti gli apparecchi televisivi esploderebbero e gli appartamenti e i palazzi si formerebbero enormi crateri dentro le città poche zone sarebbero risparmiate, solitamente le più borghesi dove le antenne non servono più. Ma che ne parlo a fare con te?
Mi piacerebbe parlarti di più tu che ne pensi che dici non sarebbe bello parlarti di più io sto volentieri con te ti vedo volentieri ti guardo volentieri potrei perfino cucinare per te.
Sarà meglio portare i garofani mica le roselline mica siamo qui per romanticherie…(continua)

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