giovedì 9 giugno 2011

Il male minore

Acuminati occhi di vetro su cui scivola olio santo. Penso a questo.
Il segno della croce e il senso del tempo se ne vanno a braccetto verso l'orizzonte dorato del tuo mare di luna. Perdi scaglie di pelle viva, lasci tracce di carne zoppa. Su fibre di nervi, rimbalzano grida bianche, assolate.
Ti vedo lanciare nel buio i tuoi pesi. Io mi scanso per rimanerti accanto.
Le luci si rapprendono nella notte, pronte a diventare nulla dentro il sapore zuccherino di un'alba turistica, frantumata in voci gotiche di ciambelle di salvataggio.
Scriverai sul mio corpo i tuoi racconti con uno sfilettatore di lusso, forgiato e rivettato, in acciaio inox.
Non mi apparecchierò con posate d'argento perché tu possa infilzare i miei occhi.



Non siate gentili con me.

Io fraintenderò.
Vi metterò tra i miei santini.
Mendicherò una grazia.
Prometterò menzogne.
Smetterò di scrivere, ovvero di fare ciò che non si sa.
Smetterò di far credere chissà cosa agli specchi di casa, ché appena mi vedono, rimandano l'immagine di quella che fa gli autoritratti fotografici al fine di vedere, con occhio neutro, quello che è riuscita a fare di quello che gli altri hanno fatto di lei (giusto per non farsi mancare la citazione, fa sempre raffinato citare Sartre, tanto nessuno lo legge, nemmeno io).

Dopo l'ultimo temporale, ho pelle di madonnina fosforescente e cresta di capelli viola.
Sono pronta per il comodino, come disse un giorno il magnifico tossico del mio cuore.
Non c'è che il cuore e solo il cuore da pensare e rime di chewingum appiccicato e indurito.
Vado a velocità siderali, i nomi delle stelle mi inseguono come alfabeti in composizioni linguistiche inerti.
Posso frenarmi solo tappando tutte le ferite e le feritoie.
Se scoppio, pace.
Pace.
Non si trattengono schegge di ossa, ossa tritare, polvere di ossa e midollo osseo - scheletro che si svuota, direi.

Vi prego venite a salvarmi, illuminate i miei denti cavi.
Insegnatemi la scienza per trionfare sulle lusinghe della carneficina di me.


Ho un tampax che filtra il nero di seppia.
Lo conservo tra le carte e i Lepisma saccharina, detti pesciolini d'argento.
Entrambi odiano la luce e mangiano zucchero.
Anch'io mangio cibi bianchi e vesto di nero.
Perché io non so quello che dico. Il si dice passa su di me e dentro e, a volte, fuori mi avvolge come edera secca ancora colma di vitali ventose, ami sulla mia pelle.

Non siate gentili con me.

Come vulcano, do vita a nuove bocche ma non è caldo quello che esce, è pesce marcio vissuto in acque gelide, molle come cazzo moscio, umido come cazzo moscio.
Che finisca questa frenesia anatomica.

Tappatemi la bocca, non scriverò di nessun animale, non scriverò con i polsi ammanettati.
Fatemi una grazia di scambio, vi donerò i cordoni ombelicali di mantenute miliardarie esperte in balli caraibici.
Non lasciatemi sola a mangiare legno e colla fino a scartavetrarmi l'esofago e morire di cibo fermentato in polmoni, cuore, costole mute, non più bianche.
Torturatemi per farmi tacere con filo di ferro fine e scotch nero gomma.
Schiacciatemi i capezzoli con il ferro da stiro a temperatura cotone, riempitemi la bocca di gnocchi di polistirolo da imballaggio, lasciatemi senza parole, senza lingua, senza alcuna espressione.
Recidete tutti i muscoli del mio volto.
Che non tradiscano alcuna emozione.
In azzurre, limpide tentazioni siate i miei maniaci assassini e mangiate il mio minestrone fuori stagione, ve ne preparo un piatto per le sere afose.

Stanchi, spossati, sfiniti, sarò io a imboccarvi e ridere del vostro impegno muscolare.

Non siate gentili con me.

Vi sostituirò con efficienza.
I want a new game to play e lo troverò.



(I want a new game to play, da Megalomania, Muse)

1 commento:

  1. semplicemente ingegnosa , freneticamente geniale, innocentemente colpevole , atrocemente impressionista ...
    Raf

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