venerdì 6 maggio 2011

Distrazione

Una volta ho scritto: Ho chiesto di morire pur di essere vendicata.
Nessuno mi vendicherà. Quando morirò sarà tutto silenzio. Tutti gireranno gli occhi un'altra volta. Le mie colpe riempiranno la bara fino a scoppiare. Come candele mangiafumo, annulleranno i gas prodotti dal mio corpo in putrefazione con tripudio venefico-esplosivo.

Continuo a tacere, non andrò da nessuna parte finché non sarà finita e non sarà finita finché non me ne andrò. Potresti dirmi come?
Compra un paio di autoreggenti nere, finissime. Indossale. Ti voglio femminile, raffinata, le unghie laccate di rosse. Certo, lo faccio. Indossa le scarpe che ti ho regalato. Fotografati. Lo faccio, sì, in onore della tua grossolana ovvietà. Sfila gli slip. Cerca qualcosa da infilarti nella fica. Qualsiasi cosa, un cetriolo, una zucchina, anche il tubetto del dentifricio, se è ancora da iniziare. Certo, lo faccio. Gli ortaggi sono appena usciti dal frigorifero. Tengo per un po' il cetriolo in bocca e poi lo scaldo fra le tette, magari ti mando una foto. Me lo infilo fino in fondo e te lo dico. Mi prende la smania. Faccio un'altra foto, lo rimetto in frigo dopo averlo sciacquato bene. Il giorno dopo lo trovo tutto raggrinzito ma ancora utilizzabile e allora lo rifaccio.
A questo punto, credo che sia ora di fare un'insalata.
Ciao mio caro, un bacio dolce, così si dice, o meglio, salute! I cetrioli fanno bene alla pelle.
Peccato che tu non possa partecipare al banchetto. Avresti apprezzato.

Sì, sono la medusa che tu immagini, che pietrifica ogni slancio candido. In attesa di capitolare.

Ma mi distraggo.
Dunque.
Una volta.
Ho scritto.
Ho chiesto di morire pur di essere vendicata.
Ma non ci sono vendicatori in giro. Nessun giustiziere della notte per me.
E io non mi vendico da viva, sia mai.
Sai, mi manca quella lieve ironia che imperversa dappertutto, che è buona per tutto, avvolge tutto. Cambia tutto.
Distoglie da tutto.

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