Mi sveglio con il suo lamento nelle orecchie. Mi alzo come mi trovo: maglietta, slip, senza reggiseno, scollata, aperta, con un seno fuori e uno dentro. Mi sistemo mentre attraverso il corridoio, presa dall'ansia della catastrofe: voluta, allontanata, elastico estenuante di tutte le notti, di tutti i giorni, di questi tempi.
“Che ti succede?”
“Non lo so.”
Lo guardo dall'alto, senza avvicinarmi. Lo incalzo, un po' irritata, un po' intimorita.
“Che c'è? Che ti succede?”
“Non lo so. Quando chiudo gli occhi, non so, mi viene un'agitazione...”
“Non respiri bene?”
“No, no, respiro; respiro anche a bocca chiusa. Guarda.”
Ansima.
“Va bene. Basta.”
“Non dormo. Non riesco a dormire.”
“Ho capito. Devo rimanere qui?”
“Non lo so. No.”
Torno a letto. E' ancora caldo. Cerco un'altra voce sul cuscino. Silenzio. Non la trovo. Non c'è. Ho ancora il suo lamento nelle orecchie.
Mi alzo, mi apposto nel corridoio per controllare. Si lamenta.
Ingoio la sconfitta e vado a prendere i miei cuscini. I capelli solo sul mio sudore, solo col mio odore, almeno quello. Mi stendo accanto a lui, il più lontano possibile.
Lo sento rantolare, il respiro che fischia. Ogni tanto si calma ma subito dopo l'affanno riprende.
E' sveglio. Anch'io ho il respiro pesante. Mi prende la mano, gli occhi pieni di acqua giallastra.
“Come faccio?”
“Devi stare calmo. Se ti agiti, è peggio.”
Si alza per pisciare nel contenitore di plastica che tiene accanto al letto. Piscia ogni ora.
Gli volto le spalle. Forse riesco a dormire un paio d'ore.
Sogno una foto in cornice: io sul letto, appoggiata su di lui, con la mia schiena sul suo addome.
La foto si anima, io mi alzo dal letto, lui rimane. La sua erezione è del tutto innaturale per un uomo di ottantatre anni. Mi allontano, lui canta: Una zebra a pois, è una grande novità, me l'ha data un marajà, vecchio amico di papà...una zebra a pois, beh, che c'è? A pois, a pois, a pois...
Mi sveglio rannicchiata sul bordo del letto.
Alle cinque arriva un po' di luce. Il vecchio dorme, io mi alzo.
Vado in bagno, svuoto il pappagallo pieno del suo piscio notturno. Lo rimetto a posto.
Guardo il vecchio. All'improvviso le mie mani sono lì, chiuse, a un centimetro dalla sua bocca storta.
Vado a lavarmi le mani e la faccia.
Nella mia camera c'è ancora buio. Immagino che rinascerò più umana. La prossima volta.
Tra qualche ora mio padre si alzerà e vorrà che lo aiuti a fare la doccia.
L'inquilino del piano di sopra si è svegliato, il cane di una mia amica d'infanzia abbaia qui sotto. Guardo fuori dalla finestra. A pochi metri da me, un ragazzino cinese piscia fuori dal balcone.
Che farà in piedi, a quest'ora?
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