martedì 8 marzo 2011

Fai finta di niente. Guardati allo specchio, liscia i capelli. Nell’altra stanza qualcuno respira rumorosamente e non mangia più da solo. Fai finta di niente. Legati i capelli. Di là uno senza nome ha gli occhi lucidi per cumuli di ricordi piombati, all’improvviso, sulle spalle. Guarda fuori, fai finta di niente. Ogni stanza contiene pugnali nascosti dietro la porta. Appena entri, sei segnata. Guardati allo specchio appeso nel corridoio. Con una pinzetta, togli, a uno a uno, i peli delle sopracciglia fino a non averne più. Guarda gli occhi senza vestito e fai finta di niente. Mani che battono sulle porte, tamburi assordanti. Rimani lì, nel mezzo degli echi, guardati, occhi senza vestito, capelli legati, fai finta di niente. Idrata la pelle untuosa, dal colore grigio. Dalla cucina arrivano odori di cibo avariato, di incrostazioni sui fornelli, di spazzatura fumante nei bidoni senza coperchio, di brodo bollito fuori dalla pentola. Fai finta di niente, stendi il fondotinta pelle di luna sul viso e sul collo. Nel bagno, i rubinetti gocciolano, dai fori liberi dal calcare. Il tappetino di plastica della doccia è viscido. La finestra opaca suda. Finta di niente. Matita sul contorno degli occhi. Occhi rossi, nero sbavato. Alle spalle, una stanza buia di malattia e di fronte la stanza luminosa delle medicine. Scatole di siringhe, bottiglie, flaconi, aghi, mobili colmi di scatolette, cartine di tornasole del sangue, fiale. Alle spalle, la stanza di due morti, di fronte, la stanza di una morte. Si sa, le stanze da letto raccolgono cadaveri. Fai finta di niente, il pennello scivola lungo la palpebra di un rumore di sedia battuta per terra nella notte per svegliare tutta la casa. Finta di niente, ombretto, polvere nera circondata da gemiti notturni di uomini e donne. Rossetto rosso, non hai mai visto il sangue degli sforzi ma il vomito giallo di bile. Fai finta di niente, capelli legati, occhi nudi, neri, guance di luna, labbra rosse e accumula quello che rimane in un unico luogo. Non toccare più. Butta via i ricordi, tieni solo i rifiuti, per terra, nella stanza buia dove ancora dormi e ci sono foto di bambina su una strada di campagna, su un’altalena, fra le piante di un balcone, vestita da fata, seduta vicino a uno specchio. Le luci del corridoio sempre accese, fai finta di niente mentre cammini verso il fondo. Chiavistelli chiusi a proteggere da un fuori fresco di chiacchiere e risate, di macchine, pioggia e ali aperte. Il campanello suona. Chi è? Nessuna risposta. Chi è? Nessuna risposta. Fai finta di niente. Rimani lì, con l’ipotesi di un fuori, raccolta ad aspettare l’invasione che procede dalla parte opposta, schiacciata tra un campanello muto e un esercito di fantasmi. Fai finta di niente, sei pronta. Non preoccuparti, nessuno si accorge mai di niente. Tu parli, a volte, con voce serena e allegra, di superfici laccate pensando che qualcuno possa immaginarti senza trucco. Quanto sei bella, a volte, con le parole illuse che ti ornano il corpo, impeccabili e polverosi costumi da teatro. Quanto sei bella con le finzioni che, come impalcature, sorreggono la tua corsa. I tuoi racconti esitanti che non dicono niente, ti decorano il collo segato da due linee parallele, piegature della testa chinata. Innamorata non sai di che, non sai di chi, confondi i piani di realtà, intersechi, mescoli i tuoi rimedi, i tuoi veleni. Armata di ombrello, torna indietro, guardati allo specchio del corridoio, da lì, nei sogni, i tuoi volti ti chiamano a raggiungerli. Dalla stanza luminosa delle medicine entra il sole e, alla finestra, vedi un’immagine tagliata e felice di chi mai ti ha guardato felice. Porti fuori di casa i doni per la tua nuova casa. Li usi, rinnovati, dipinti, rinati. Il trasloco ti affatica e ti sorprende. Fai finta di niente, rimani divisa tra mondi divisi, spezzata tra mondi spezzati, parziale tra mondi parziali. Coltivi le piante con la cenere. Entri ed esci, entri ed esci, entri ed esci. Facendo finta di niente ti sei trasformata in un andirivieni assonnato, automatico. Giorni felici. Davvero. Adesso. Esaltati dalle scoperte, bagnati dalla stanchezza.

(Era il 2006, credo)

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